Cambio di stagione: come sostenere le difese immunitarie
Settembre segna il ritorno a nuovi ritmi, temperature più variabili e giornate trascorse più spesso negli ambienti chiusi: un periodo di transizione in cui aiutare il sistema immunitario a svolgere al meglio le proprie funzioni.
Settembre è per molti un mese di ripartenza: le giornate iniziano ad accorciarsi, le temperature diventano più variabili e, dopo la pausa estiva, tornano gli impegni di lavoro, la scuola, gli spostamenti quotidiani e orari spesso più rigidi. Cambiano le abitudini, cambiano i ritmi e aumenta il tempo trascorso negli ambienti chiusi e a contatto con altre persone.
È proprio in questo periodo che si torna spesso a parlare di difese immunitarie e di come sostenerle in vista dei mesi più freddi, ma l’idea secondo cui il cambio di stagione provocherebbe automaticamente un “abbassamento delle difese” è una semplificazione. Il sistema immunitario è molto più dinamico; infatti, alcuni parametri immunitari presentano variazioni stagionali e seguono anche ritmi differenti nell’arco della giornata.
A questo si aggiungono fattori come sonno, stress, alimentazione, attività fisica e cambiamenti delle abitudini quotidiane, tutti elementi che possono interagire con il normale funzionamento delle nostre difese.
Prendersene cura, quindi, non significa aspettare di sentirsi più vulnerabili, ma creare nel tempo le condizioni che permettono al sistema immunitario di svolgere al meglio le proprie funzioni.
Il sistema immunitario si adatta ai cambiamenti
Il nostro organismo non vive separato dall’ambiente che lo circonda. Luce, temperatura, alternanza tra giorno e notte e stagioni contribuiscono a scandire numerose funzioni fisiologiche e anche il sistema immunitario risente, almeno in parte, di questi ritmi. Anche alcuni parametri immunitari, come il numero di linfociti e neutrofili e i livelli di alcuni marcatori dell’infiammazione, possono presentare variazioni nel corso dell’anno.
Questo non significa che esista un momento preciso dell’anno in cui le nostre difese improvvisamente “si abbassano”: significa piuttosto che l’attività immunitaria non è immutabile, ma varia nel tempo e si adatta continuamente a stimoli interni ed esterni.
Più che di un vero e proprio “abbassamento delle difese”, quindi, si potrebbe parlare di una sorta di “finestra di vulnerabilità”, non perché al cambio di stagione il sistema immunitario diventi improvvisamente meno efficiente, ma perché in alcuni periodi di transizione possono cambiare contemporaneamente diversi fattori che contribuiscono al suo normale funzionamento (dal sonno ai livelli di stress, fino alle abitudini quotidiane).
Il sistema immunitario non ha un interruttore
Talvolta il sistema immunitario viene rappresentato come un esercito che entra in azione soltanto quando arriva un nemico. È un’immagine intuitiva, ma incompleta: le nostre difese sono infatti costantemente impegnate a interpretare segnali provenienti dall’ambiente e dall’organismo stesso.
Alcune cellule riconoscono rapidamente strutture caratteristiche dei microrganismi; altre comunicano attraverso molecole chiamate citochine; altre ancora sviluppano risposte specifiche e, in determinate condizioni, conservano memoria dell’incontro con un antigene.
A questo proposito si incontra talvolta l’espressione “priming immunitario”, che in immunologia descrive il modo in cui una precedente esposizione a determinati stimoli può modificare una risposta immunitaria successiva. Il concetto di priming non significa semplicemente “rafforzare le difese in anticipo”, ma aiuta a comprendere un aspetto importante: il sistema immunitario non è un meccanismo che si accende soltanto quando compare un problema, ma una rete dinamica, continuamente impegnata a riconoscere segnali, comunicare e adattare le proprie risposte.
È proprio questa complessità a spiegare perché oggi si preferisca parlare di modulazione della risposta immunitaria piuttosto che di una generica “stimolazione”. Analogamente, l’obiettivo fisiologico non è avere un sistema immunitario perennemente più attivo, ma una risposta capace di adattarsi in modo appropriato alle diverse situazioni.
Il sistema immunitario è costituito da una rete di organi, tessuti, cellule e molecole che lavorano insieme. Una prima linea di protezione è rappresentata dalle barriere fisiche, come pelle e mucose, alle quali si affiancano l’immunità innata, capace di reagire rapidamente a numerosi stimoli, e l’immunità adattativa, che sviluppa risposte specifiche e memoria immunologica.
Sostenere le difese immunitarie non significa quindi semplicemente “stimolarle”: una risposta efficace deve attivarsi quando necessario, essere proporzionata e ridursi quando lo stimolo è terminato.

Sonno, stress e ritmi quotidiani: perché contano anche per le difese
Un aspetto particolarmente interessante riguarda il rapporto tra ritmi circadiani e sistema immunitario. I ritmi circadiani sono oscillazioni biologiche di circa 24 ore, regolate da un vero e proprio “orologio interno” sincronizzato soprattutto dall’alternanza tra luce e buio. Influenzano il sonno, la temperatura corporea, la secrezione di numerosi ormoni, il metabolismo e molte altre funzioni dell’organismo.
Anche numerose cellule e molecole del sistema immunitario seguono variazioni nell’arco della giornata. Il momento in cui dormiamo, quello in cui siamo attivi e la regolarità dei nostri orari fanno quindi parte di un sistema di segnali con cui l’organismo coordina le proprie funzioni.
Il sonno assume in questo contesto un’importanza particolare. Dormire non significa semplicemente “spegnere” l’organismo: durante il riposo continuano processi essenziali di regolazione e comunicazione tra sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario.
Anche lo stress, soprattutto quando diventa persistente, può interferire con questi complessi meccanismi attraverso la produzione di mediatori neuroendocrini. Ecco perché, nei periodi particolarmente intensi, preservare per quanto possibile la regolarità del sonno, mantenere un’alimentazione varia ed equilibrata e continuare a praticare attività fisica rappresentano accorgimenti semplici ma importanti per il benessere generale e per la normale funzione del sistema immunitario.
Sostenere le difese per tempo: una questione di continuità
Quando si parla di come sostenere le difese immunitarie, è facile pensare che sia necessario occuparsene soltanto quando arrivano i primi freddi o quando iniziamo a sentirci meno in forma.
In realtà, molti dei fattori che contribuiscono al normale funzionamento del sistema immunitario agiscono attraverso la continuità.
Un’alimentazione equilibrata, ad esempio, permette all’organismo di ricevere regolarmente proteine, acidi grassi essenziali, vitamine e minerali coinvolti in numerosi processi fisiologici. Allo stesso modo, praticare regolarmente attività fisica e mantenere un ritmo sonno-veglia sufficientemente stabile contribuisce al benessere generale e alla regolarità dei nostri ritmi biologici.
Occuparsi delle proprie difese “per tempo”, quindi, non significa anticipare una terapia né cercare di impedire con certezza la comparsa di un disturbo. Significa piuttosto non aspettare che qualcosa non vada per iniziare a prendersi cura delle condizioni che favoriscono il normale funzionamento dell’organismo.
È una distinzione importante anche quando si parla di integratori e sostanze di origine vegetale: il loro eventuale utilizzo si inserisce all’interno di uno stile di vita complessivo e non può sostituire sonno, alimentazione adeguata, movimento e altre abitudini salutari.
Echinacea: dalla tradizione alla ricerca scientifica
Tra le piante più conosciute per il sostegno delle difese immunitarie c’è sicuramente l’Echinacea purpurea, una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Asteraceae e originaria del Nord America.
Grazie ai suoi principi attivi, l’Echinacea contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario. È particolarmente apprezzata nei periodi di maggiore stress per l’organismo, come l’autunno, quando si è più esposti ai malanni di stagione e ai disturbi da raffreddamento, come naso che cola e fastidi alla gola.
Tuttavia, non tutte le preparazioni a base di Echinacea sono uguali. Esistono infatti diverse specie e possono variare sia la parte della pianta utilizzata, come radici o parti aeree, sia il metodo di estrazione. Questi fattori influenzano la composizione finale del preparato.
Nell’Echinacea sono state identificate numerose sostanze naturali, tra cui alchilamidi, derivati dell’acido caffeico, polisaccaridi e flavonoidi. Per questo, quando si valuta un prodotto a base di Echinacea, è importante considerare non solo la specie impiegata, ma anche la parte della pianta utilizzata e il processo di lavorazione degli estratti.

Succo di pianta fresca o estratto: perché la preparazione fa la differenza
Un aspetto meno conosciuto riguarda il modo in cui viene lavorata l’Echinacea purpurea. Tra le preparazioni utilizzate rientra il succo ottenuto dalle parti aeree fresche della pianta. Questo non significa che il succo di pianta fresca sia necessariamente “migliore” o più biodisponibile di qualsiasi estratto secco.
Il dato interessante è un altro: il metodo di preparazione contribuisce a determinare quali componenti della pianta e in quali proporzioni saranno presenti nel prodotto finale. Per questo, negli studi sull’Echinacea la specie botanica, la parte utilizzata, il metodo estrattivo e la caratterizzazione del preparato sono informazioni essenziali per interpretare correttamente i risultati.
Il succo ottenuto dalla pianta fresca rappresenta dunque una preparazione specifica e ben caratterizzata, inserita in una lunga tradizione d’uso ma anche oggetto di interesse scientifico moderno.
Un sostegno innovativo per le difese naturali
Negli ultimi anni si è scoperto che l’intestino svolge un ruolo fondamentale nel benessere del sistema immunitario: per questo, mantenere in equilibrio l’ecosistema intestinale può contribuire a sostenere le difese dell’organismo.
In questo contesto determinati componenti di Lattobacilli rappresentano un’interessante innovazione: si tratta di componenti ottenuti da microrganismi benefici che aiutano il sistema immunitario a “fare pratica” e a rispondere in modo più efficace agli stimoli esterni. Inoltre, contribuiscono al benessere della barriera intestinale, una delle prime linee di difesa del nostro corpo.
Tra questi, LAC-Shield™, un particolare ceppo di Lacticaseibacillus paracasei è stato selezionato per le evidenze scientifiche riportate negli studi condotti sulle naturali difese immunitarie dell’organismo.
Le difese si sostengono ogni giorno
Il cambio di stagione può essere un buon momento per prestare maggiore attenzione al proprio benessere, ma non perché settembre rappresenti automaticamente un periodo in cui il sistema immunitario diventa più debole.
È piuttosto un’occasione per osservare che cosa cambia nelle nostre giornate: quanto dormiamo, come mangiamo, quanto ci muoviamo, quali livelli di stress affrontiamo e quanto regolari sono diventati i nostri ritmi.
Il sistema immunitario lavora continuamente e il suo funzionamento dipende da una rete complessa di fattori. Per questo prendersi cura delle difese immunitarie significa soprattutto adottare nel tempo abitudini capaci di sostenere le normali funzioni dell’organismo.
Più che cercare una soluzione soltanto quando ne sentiamo il bisogno, quindi, il cambio di stagione può ricordarci qualcosa di molto più semplice: il benessere delle nostre difese si costruisce soprattutto attraverso la continuità delle buone abitudini quotidiane.
Prodotti consigliati da Bios Line...
Immulene Defend
Immulene® Defend è un integratore alimentare formulato con Cistovir®, estratto di Cisto titolato al 20% in polifenoli, succo di Echinacea purpurea, succo di…



