Consigli per stare bene

Focus: vitamina D

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Vivere al chiuso, non stare al sole, utilizzare sempre una protezione solare alta, sono fattori che possono indurre una carenza di vitamina D anche nei più giovani.

La produzione di vitamina D varia anche in base alla latitudine. Nei paesi nordici, per esempio, la minore captazione di raggi UVB può essere causa di un insufficiente livello di vitamina D.

La prima volta che emerse la possibilità di una carenza nutrizionale come causa di rachitismo fu nel 1919, quando si notò che i bambini che ne soffrivano guarivano se esposti alla luce ultravioletta.

Qualche anno più tardi si ottenne lo stesso risultato con la luce solare mentre, nello stesso periodo, il biochimico americano Elmer McCollum scopriva che anche l’olio di fegato di merluzzo poteva combattere il rachitismo. Ad isolare la vitamina D, in particolare la sua forma più efficace, cioè la D3, fu però nel 1930 Adolf Windaus, già premio Nobel per la Chimica. Fin dal principio, quindi, fu chiaro che la presenza di questa vitamina, così indispensabile alla crescita e al benessere delle ossa, dipendeva, sia dalla luce, sia dall’alimentazione.

E in effetti le più recenti ricerche hanno dimostrato che la più importante fonte di vitamina D è la pelle, che la produce attraverso una reazione biochimica indotta dall’esposizione alla luce solare. Invece, sono pochi gli alimenti che possono considerarsi buone fonti e quei pochi sono di origine animale, come l’olio di fegato di merluzzo, il salmone, lo sgombro e le aringhe. Nei vegetali la vitamina D è presente in dosi contenute e sotto forma di ergacalciferolo, cioè vitamina D2, che è la meno attiva.

Per questo è sicuramente molto interessante l’integrazione che ne deriva dal Lichene islandico. Da questa forma simbiotica, che sopravvive anche in condizioni estreme, si ricava infatti un olio ricco di Vitamina D3, che può essere quindi consigliata ai vegani, oltre che agli anziani e alle donne in menopausa.

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